“Mattoni” di Lazza feat. All-Stars: Il Super Posse Cut del Rap Italiano

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Nel panorama del rap italiano, raramente si assiste a collaborazioni così ambiziose e stratificate come “Mattoni”, il brano che vede Lazza riunire alcuni dei nomi più importanti della scena: Noyz Narcos, Shiva, Speranza, Guè Pequeno, Achille Lauro, Geolier, Ernia, Side Baby e Taxi B. Un vero e proprio dream team che trasforma la traccia in un manifesto generazionale e geografico dell’hip hop italiano.

Il Concetto: Solidità e Fondamenta

Il titolo “Mattoni” è già di per sé un programma: i mattoni sono le fondamenta, ciò che costruisce e rende solida una struttura. Nel contesto del brano, rappresentano la solidità della propria posizione nella scena, la base incrollabile su cui si è costruita la propria carriera, ma anche la pesantezza e la concretezza di un movimento che non si piega.

Come dice esplicitamente Shiva nella sua strofa: “La mia casa resiste perché è fatta in mattoni”. È una dichiarazione di forza e permanenza in un panorama musicale spesso effimero e volatile. I mattoni sono anche quelli delle periferie urbane, dei quartieri dove questi artisti sono cresciuti, delle case popolari che hanno formato le loro identità.

La Struttura: Un Posse Cut Epico

Il brano segue la tradizione dei posse cut, quelle tracce dove più artisti si passano il microfono in sequenza, ognuno con la propria strofa, creando un mosaico di stili, flow e prospettive diverse. È un formato classico dell’hip hop, reso celebre da brani storici come “The Symphony” o “Scenario”, qui trasposto nella realtà italiana con risultati impressionanti.

Ogni artista porta il proprio universo sonoro e tematico, la propria città, il proprio background, creando un affresco completo della scena rap italiana contemporanea. Non è un featuring casuale, ma una mappatura precisa delle forze in campo, delle diverse anime dell’hip hop nazionale.

Noyz Narcos: Il Veterano di Roma

L’apertura affidata a Noyz Narcos non è casuale: è uno dei padri fondatori del rap italiano hardcore, colui che ha portato l’estetica dark e street di Roma sulla mappa nazionale. La sua strofa è densa di riferimenti alla cultura urbana, allo skateboarding, al clubbing underground (“La mia merda Berghain”), mescolando italiano, romanesco e inglese in un flusso che testimonia l’evoluzione del rap italiano.

Il verso “Sulla mappa c’ho piazzato Roma” è una dichiarazione storica: Noyz ha letteralmente messo la capitale sulla mappa del rap italiano, in un’epoca in cui Milano dominava la scena. L’immagine finale della Mercedes con i vetri oscurati è iconica, quasi cinematografica, stabilendo un’atmosfera noir che percorre tutto il brano.

Shiva: Il Re della Trap Milanese

La strofa di Shiva introduce il tema centrale con chiarezza: “Dove la trap finisce iniziano i nostri nomi”. È una rivendicazione di superiorità, ma anche di evoluzione: questi artisti hanno trasceso i limiti del genere, sono andati oltre le etichette. Shiva porta la sua estetica street, quella delle periferie milanesi, dei “soldi facili” che di facile non hanno nulla.

Il riferimento a Santana (Carlos Santana ma anche il personaggio della serie TV) e alla “money way” mentre “gli altri vanno a rallenty” sottolinea un’etica del lavoro, dell’impegno costante. La frase “Milano sembra Chicago” è diventata quasi un mantra nella trap italiana, stabilendo un parallelo tra le periferie milanesi e quelle americane, tra gang culture locale e immaginario gangsta rap.

Speranza: La Voce Napoletana e Internazionale

Speranza porta nel brano la dimensione napoletana ma anche internazionale, mixando napoletano, italiano e francese in una strofa che è un tour de force linguistico. Il suo flow è unico, caratterizzato anche dalla balbuzie che trasforma in marchio distintivo (“I’ so’ nu mostro ‘a rappà per esempio e s-so pure b-balbuziente”).

Il riferimento alla Givova (brand napoletano di abbigliamento sportivo) che ha “vestito la scena” è una rivendicazione di influenza culturale: Napoli non è solo folklore, ma trendsetter, città che detta mode e stili. La sua strofa mescola street credibility (“Fratelli in galera”), cultura del quartiere (“Sto abbascio ‘o palazzo”) e consapevolezza della propria influenza.

Guè Pequeno: L’Icona Milanese

Guè Pequeno, metà dei leggendari Club Dogo, porta il peso della sua storia e della sua influenza. La sua strofa è caratterizzata da un cinismo divertito, da doppi sensi sessuali e dalla consapevolezza del proprio status. Il riferimento all’osmosi (“Puoi diventare ricco, fra’, solo per osmosi” se stai vicino a lui) è una metafora brillante: la ricchezza e il successo si trasmettono per vicinanza, per contatto.

La critica ai “pagliacci di oggi” che “mandano solo emoji” e sono “tutti famosi, tutti mafiosi” è una frecciata generazionale: Guè viene da un’epoca in cui bisognava sudare per ogni verso, per ogni disco venduto, e guarda con scetticismo all’instant fame dei social media.

Achille Lauro: L’Artista Totale

Il ritornello affidato ad Achille Lauro introduce un elemento diverso, quasi pop, quasi melodico, che stacca dalle strofe più aggressive. “Pizza Margherita” e “Bacio in bocca mio cugì” evocano un’italianità pop, quasi stereotipata ma rivendicata con orgoglio. Achille, che ha sempre giocato con i confini tra generi e tra rap e mainstream, porta qui la sua capacità di creare hook memorabili e immediati.

L’affermazione “Questo è un film” sottolinea la dimensione cinematografica, spettacolare del brano e del movimento che rappresenta. Non è solo musica, è narrazione, è costruzione di un immaginario.

Geolier: Il Fenomeno Napoletano

Geolier rappresenta la nuova generazione napoletana, quella che ha portato il dialetto partenopeo ai vertici delle classifiche nazionali. La sua strofa è interamente in napoletano stretto, una scelta coraggiosa che ribadisce come il dialetto non sia un limite ma una forza espressiva.

I riferimenti sono densissimi: dal gioco di parole con lo sceicco (“‘A joco c”o king pecché so’ sceicco”), alla critica degli altri artisti che nemmeno si capiscono, fino all’affermazione finale “Da Napule o è Geolier o è Camorra” – una frase provocatoria che sottolinea come Napoli nell’immaginario nazionale sia sempre legata a questi due elementi, e Geolier rivendica di rappresentare l’alternativa positiva.

Lazza: Il Padrone di Casa

Lazza, che firma il brano, si presenta con la sua tipica miscela di ironia, arroganza e riferimenti pop. L’incipit “Mamma, ho perso l’aereo” cita il celebre film natalizio, ma Kevin ora è su un jet privato – dall’infanzia disagiata al lusso, il classico percorso di riscatto del rap.

La metafora sessuale sulla “metà del rap italiano” che gli “strofina il cazzo” come per far uscire un genio dalla lampada è volgare ma efficace: molti cercano la sua benedizione, la sua collaborazione, come se fosse un genio in grado di esaudire desideri. Il riferimento al Death Note e ai black bloc mostra la sua cultura pop e la sua consapevolezza di essere una figura divisiva, che “dà fastidio”.

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Ernia: Il Duca di Milano

Ernia porta la sua verve ironica e il suo ego gigantesco. I riferimenti a Berlusconi (“Erotomane, ricco e milanese: sembro il Berlusca”), al “locus amoenus” classico reinterpretato come castello di soldi, alla serie TV su se stesso chiamata “Il premier Papa” mostrano un artista che gioca con la propria immagine ingigantita.

Il fatto di chiamare tutte le ragazze “Vale” per non doversi ricordare i nomi è un dettaglio misogino ma presentato con tale disinvoltura da diventare quasi una caricatura dello stereotipo del rapper ricco e donnaiolo.

Side Baby: La Strada Non Finisce Mai

La strofa di Side Baby riporta il brano su toni più cupi e introspettivi. “Sto ancora in strada e non mi sposto” è una dichiarazione di fedeltà alle origini, ma anche di consapevolezza che la strada non ti abbandona mai, anche quando hai successo. Il riferimento al patto col diavolo che ti dà tutto ma “mi fa camminare formiche nell’occhio” è un’immagine potente del prezzo del successo, del tormento che accompagna la ricchezza.

L’ammissione “un sacco di persone mi detestano” seguita da “angeli mi proteggono, demoni mi rispettano” disegna un personaggio sospeso tra bene e male, consapevole della propria ambiguità morale.

Taxi B: Il Giovane Affamato

La chiusura affidata a Taxi B, uno degli artisti più giovani del gruppo, rappresenta la nuova generazione che arriva, affamata e determinata. Il riferimento a “Watari” (personaggio di Death Note) e a Matrix mostra una cultura pop condivisa, quella dei millennials cresciuti con manga e film di fantascienza.

“Sono arrivato a vent’anni, dammi altri vent’anni” è sia una richiesta di tempo per crescere, sia una promessa di longevità. È la voce di chi è appena entrato nel gioco ma ha già le idee chiare su dove vuole arrivare.

La Geografia del Rap Italiano

Uno degli aspetti più interessanti di “Mattoni” è la sua funzione di mappatura geografica del rap italiano. Abbiamo Roma (Noyz), Milano (Shiva, Guè, Lazza, Ernia), Napoli (Speranza, Geolier), il Sud Italia in generale (Taxi B, Side Baby). Ogni città porta il suo dialetto, il suo slang, la sua prospettiva.

Non è un caso che il brano eviti accuratamente di stabilire gerarchie tra città: tutti sono sullo stesso livello, tutti hanno lo stesso spazio, lo stesso rispetto. È una celebrazione della diversità del movimento, della ricchezza che viene dalle differenze regionali.

Il Lusso Come Tema Ricorrente

Un elemento che attraversa quasi tutte le strofe è il tema della ricchezza raggiunta, del lusso ostentato: jet privati, Mercedes, soldi, vestiti firmati. È un topos classico del rap, la celebrazione del riscatto economico, ma qui assume anche un significato di legittimazione: questi artisti hanno dimostrato che si può avere successo commerciale rimanendo credibili artisticamente.

Il lusso non è solo materiale ma anche culturale: la capacità di citare Berghain (club techno berlinese), Death Note, Matrix, Berlusconi, Simpson mostra una generazione di rapper che ha una cultura ampia, che non si limita ai riferimenti hip hop ma spazia liberamente.

L’Eredità del Gangsta Rap

“Mattoni” si inserisce nella tradizione del gangsta rap, con i suoi riferimenti a armi, droga, strada, violenza. Ma lo fa con una consapevolezza diversa, quasi post-moderna: questi elementi sono parte dell’estetica, della narrazione, ma vengono presentati con una distanza ironica che mancava nel gangsta rap classico.

C’è la consapevolezza che si sta costruendo un personaggio, una narrazione, più che descrivendo una realtà quotidiana. Il rap italiano ha raggiunto una maturità che gli permette di giocare con i propri codici senza prendersi sempre completamente sul serio.

La Produzione: Un Beat Per Tutti

Musicalmente, “Mattoni” presenta una produzione che deve essere abbastanza neutra da permettere a stili molto diversi di coesistere. Il beat è solido, pesante (come i mattoni del titolo), con un basso profondo e una batteria essenziale. Non ci sono fronzoli, non ci sono melodie elaborate: è una base su cui ogni artista può costruire il proprio castello.

Questa scelta produttiva è funzionale al formato: in un posse cut con nove artisti diversi, il beat deve essere una tela bianca su cui ognuno può dipingere con i propri colori. E la produzione assolve perfettamente a questo compito.

Un Manifesto Generazionale

In definitiva, “Mattoni” è più di una semplice canzone: è un manifesto generazionale, una dichiarazione di forza del rap italiano contemporaneo, una celebrazione della diversità e della ricchezza del movimento. È la dimostrazione che il rap italiano ha raggiunto una maturità artistica e commerciale tale da poter competere con qualsiasi scena internazionale.

Il brano funziona come un passaggio di testimone tra generazioni (dai veterani come Noyz e Guè ai giovanissimi come Taxi B), come una mappa geografica del movimento (da Roma a Milano a Napoli), come una celebrazione delle differenze stilistiche (dal gangsta al trap al melodico) che convivono e si arricchiscono a vicenda.

“Mattoni” dimostra che il rap italiano non è un monolite, ma un edificio complesso, costruito appunto mattone su mattone, artista per artista, città per città, strofa per strofa. E l’edificio è solido, costruito per durare.

Ascolto consigliato: Ad alto volume, per apprezzare la potenza collettiva di questi artisti insieme. È un brano che celebra la forza del collettivo, dell’unione, della scena come movimento coeso nonostante le differenze.

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