“Puro Sinaloa” di Ernia feat. Tedua, Rkomi & Lazza: Il Tributo Generazionale alla Milano del Rap

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Nel 2024, tredici anni dopo “Puro Bogotà” dei Club Dogo, Ernia riunisce la nuova generazione del rap milanese per un tributo che è molto più di un semplice omaggio: “Puro Sinaloa” è un manifesto generazionale, un passaggio di testimone, la dichiarazione che Milano continua a essere la capitale indiscussa dell’hip hop italiano.

Il Titolo: Da Bogotà a Sinaloa

La scelta del titolo “Puro Sinaloa” non è casuale. Se “Puro Bogotà” evocava la Colombia, capitale mondiale della produzione di cocaina negli anni ’80 e ’90, Sinaloa rappresenta il cartello messicano più potente del nuovo millennio, quello di El Chapo Guzmán. È un aggiornamento geografico e temporale che mantiene lo stesso spirito: Milano come centro nevralgico, città pericolosa e affascinante, capitale di traffici e ambizioni.

Il cambio di riferimento geografico simboleggia anche il passaggio generazionale: i Club Dogo guardavano alla Colombia di Escobar, la nuova generazione guarda al Messico contemporaneo. Cambiano i riferimenti ma resta la metafora: Milano come crocevia, come luogo dove tutto passa, dove tutto si muove.

Il Tributo a “Puro Bogotà”: La Wonderwall del Rap Italiano

Ernia stesso definisce “Puro Bogotà” come “la Wonderwall del rap italiano”, paragonando il brano dei Club Dogo al celebre successo degli Oasis. È una definizione perfetta: come Wonderwall rappresenta una pietra miliare del brit-pop anni ’90, “Puro Bogotà” è il brano che ogni rapper italiano della generazione millennial conosce a memoria, che ha formato l’immaginario di un’intera generazione.

L’intro lo dichiara esplicitamente: “Tredic’anni dopo, una generazione dopo”. Non è solo un tributo musicale, è il riconoscimento di un debito formativo. Questi artisti sono cresciuti ascoltando i Club Dogo, hanno imparato a rappare su quelle basi, hanno sognato Milano attraverso quegli occhi.

Ernia: Il Custode della Tradizione

La prima strofa di Ernia stabilisce immediatamente la continuità con il brano originale. “Trovami ancora seduto sul corner” richiama l’estetica street del rap milanese classico, quella dei quartieri, degli angoli di strada dove si impara la vita. Ernia si presenta come il collegamento tra le due generazioni: abbastanza giovane da far parte della nuova scena, abbastanza consapevole della storia da renderle omaggio.

Il riferimento a Bonola (quartiere periferico di Milano) è geograficamente preciso: Ernia viene da lì, e rivendica le sue origini con orgoglio. “Per questo arrivo da Bo-Bo-Bonola” non è solo una riga, è una dichiarazione di identità. Nel rap italiano, dire da dove vieni è fondamentale, è la tua carta d’identità artistica.

La metafora della borsa al collo che “non è una borsa, è il NASDAQ” è brillante: il successo economico raggiunto, i soldi che prima erano un sogno e ora sono realtà. Il NASDAQ, la borsa americana dove si quotano le tech company, diventa simbolo di ricchezza e di modernità.

La Milano Reale vs La Milano da Instagram

Il ritornello introduce una distinzione fondamentale: “Tu sei VIP su IG, noi VIP al TG / Noi visti in TV, voi distintivi”. È la differenza tra la fama reale e quella virtuale, tra chi ha costruito una carriera solida e chi si accontenta dei like sui social. È una critica feroce all’influencer culture, a quella fama effimera costruita su Instagram che non ha sostanza né durata.

“Voi distintivi” è un doppio senso geniale: distintivi come i badge, come qualcosa di intercambiabile e usa-e-getta, ma anche come “voi vi distinguete” in senso ironico, siete diversi (in peggio) da noi. Il gioco di parole è tipico del miglior rap italiano, dove ogni verso deve funzionare su più livelli.

“Picchia come goa” (riferimento alla musica goa/psytrance ma anche al calcio, “picchiare” nel senso di colpire forte) e “uova in pancia, boa” evocano il traffico di droga, le “ovette” ingerite dai corrieri. “Da Milano a Doha” amplia la geografia: non più solo locale, ma internazionale, globale.

Tedua: Il Gallaratese Colto e Pericoloso

La strofa di Tedua è un concentrato di riferimenti al suo quartiere, Gallaratese, zona nord-ovest di Milano storicamente difficile. “Gallaratese, circonvalla in gara” gioca con le parole creando un’immagine di velocità e pericolo. Tedua ha sempre avuto un flow particolare, cerebrale, pieno di riferimenti culturali alti mescolati a street credibility.

Il riferimento alla censura sui rapper che parlano del Premier (Berlusconi ma non solo) è una critica politica rara nel rap italiano mainstream. Tedua non ha paura di toccare temi scomodi, di mescolare cultura alta (il riferimento a Dark e FSK, etichette che pubblicano letteratura) e strada.

“Abbiamo ascoltato coca rap prima dei rapper ad Atlanta” è una rivendicazione storica importante: il rap italiano ha parlato di droga e strada ben prima che la trap americana diventasse mainstream. È un rifiuto del complesso di inferiorità verso gli USA: noi c’eravamo prima, abbiamo fatto tutto questo per primi.

L’immagine finale del “ferro con cui va a caccia tuo nonno” è una frecciata perfetta a chi ostenta armi nei video ma in realtà non ha mai visto violenza vera. È la distinzione tra chi viene veramente dalla strada e chi fa solo il personaggio.

Rkomi: Il Ragazzo di Piazzale Cuoco

La strofa di Rkomi è profondamente autobiografica e nostalgica. Parte dai tredici anni, l’età dell’innocenza perduta, quando con cinque euro in tasca sognava i centomila, il milione. È il classico sogno del riscatto che accomuna tutti questi artisti: partire dal nulla, dalla periferia, e arrivare al successo.

Il riferimento a “Puro Bogo’, bon bon, tredic’anni dopo” è un omaggio esplicito al brano originale. Rkomi riconosce il debito formativo: quel brano lo ha cresciuto, lo ha formato. “Copiavo i grandi, parlavo come loro / Come Leo, come Gio'” (Jake La Furia e Guè Pequeno dei Club Dogo) è un’ammissione onesta: all’inizio tutti imitano i propri idoli, prima di trovare una voce propria.

L’immagine della madre che urla “È pronto” mentre lui era per strada è tremendamente vera, riconoscibile per chiunque sia cresciuto in periferia. Quel conflitto tra la normalità familiare e il richiamo della strada, tra i compiti e le tentazioni del quartiere.

“Dal palco a Piazzale Cuoco, mi faccio bastare il poco” è geograficamente preciso: Piazzale Cuoco è nel quartiere Calvairate, zona dove Rkomi è cresciuto. Il fatto di aver suonato lì, di essere tornato nella sua zona da artista affermato, chiude il cerchio del riscatto.

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Lazza: Da Outsider a Re di Milano

La strofa di Lazza è forse la più introspettiva e personale. “Rimo da quando non mi chiamavano Zzala” racconta di un percorso iniziato molto prima del successo, quando ancora non aveva un nome d’arte definito, quando era solo un ragazzo che rappava per passione.

“Sulla 90 senza un euro in tasca / Sognavo un palco come un’ora d’aria” è un’immagine potente: il palco come libertà, come evasione da una vita che sembra una prigione. La linea 90 è una delle linee di autobus milanesi, simbolo di spostamenti in città quando non hai la macchina, quando sei giovane e povero.

Il riferimento alla bocciatura a scuola e alla madre che piange è un momento di vulnerabilità raro nel rap. Lazza non nasconde i propri fallimenti, anzi li rivendica come parte del percorso. Oggi quelli che ascoltava lo ascoltano, e la sua faccia è sul Duomo (riferimento probabilmente a pubblicità o proiezioni): il cerchio si è chiuso.

“ISS Pro” (celebre videogioco di calcio degli anni ’90 per PlayStation) è un riferimento generazionale perfetto: questi artisti sono cresciuti con quella PlayStation, con quei giochi. È un modo per dire: magari mi batti ai videogiochi, ma nella vita reale ho vinto io.

La chiusura è ambivalente: “per prendere il mio / Ho fatto contento il diavolo e fatto offendere Dio”. C’è consapevolezza del prezzo pagato per il successo, dei compromessi, delle scelte moralmente ambigue. Non è un trionfalismo ingenuo, ma un successo conquistato con la consapevolezza delle sue ombre.

La Struttura: Unità nella Diversità

Ciò che rende “Puro Sinaloa” particolarmente efficace è come ogni artista mantenga il proprio stile distintivo pur contribuendo a un’unità complessiva. Ernia è più diretto e aggressivo, Tedua più cerebrale e ricco di riferimenti, Rkomi più melodico e nostalgico, Lazza più introspettivo e autoironico. Eppure tutto funziona insieme, tutto si tiene.

Il ritornello ripetuto, cantato da Ernia ma con la partecipazione degli altri, crea un senso di coesione, di movimento collettivo. Non sono quattro artisti che fanno quattro canzoni diverse, ma quattro voci che raccontano la stessa storia da angolazioni complementari.

Milano Come Personaggio

In “Puro Sinaloa”, Milano non è solo lo sfondo ma un vero e proprio personaggio. È la città che forma, che plasma, che mette alla prova. È la città che odi (“Milano, come ti odio” dice Rkomi) ma dalla quale non puoi staccarti, perché ti ha fatto quello che sei.

Ogni quartiere citato (Bonola, Gallaratese, Piazzale Cuoco) è una tessera del mosaico milanese, è una Milano diversa da quella patinata della moda e del design. È la Milano delle periferie, dei palazzi popolari, delle linee di autobus che ti portano dal nulla al centro e ritorno.

Il Passaggio di Testimone

“Puro Sinaloa” è fondamentalmente un brano sul passaggio di testimone generazionale. I Club Dogo (con Don Joe alla produzione, citato esplicitamente nell’intro) hanno passato il testimone a Ernia, Tedua, Rkomi e Lazza. Questi ultimi riconoscono il debito (“tredic’anni dopo, una generazione dopo”) ma rivendicano il proprio spazio, la propria identità.

Non è un’imitazione servile del brano originale, ma una reinterpretazione che mantiene lo spirito aggiornando i contenuti. È rispetto per la tradizione e innovazione allo stesso tempo, esattamente ciò che dovrebbe essere un tributo ben fatto.

La Produzione: Don Joe e la Continuità Sonora

La presenza di Don Joe alla produzione (uno dei fondatori dei Club Dogo, produttore storico della scena milanese) garantisce una continuità sonora con il brano originale. Il beat ha quella pesantezza, quella epicità che caratterizzava “Puro Bogotà”, ma con suoni aggiornati, più moderni.

È un equilibrio delicato: mantenere l’atmosfera dell’originale senza suonare datati, portare elementi contemporanei senza tradire lo spirito del tributo. E la produzione riesce perfettamente in questo compito, creando un ponte sonoro tra le due epoche.

Un Documento Storico

“Puro Sinaloa” è destinato a rimanere come documento storico della scena rap milanese. Tra altri tredici anni, una nuova generazione renderà omaggio a questo brano, continuando una tradizione che si perpetua. È così che si costruisce una cultura hip hop locale: attraverso il rispetto della tradizione e la sua continua reinterpretazione.

Il brano cristallizza un momento preciso della scena italiana: quello in cui Ernia, Tedua, Rkomi e Lazza sono al culmine del loro successo, quello in cui il rap italiano ha raggiunto una maturità artistica e commerciale impensabile tredici anni prima.

Conclusione: Milano Suona Ancora

“Puro Sinaloa” dimostra che Milano continua a essere il cuore pulsante del rap italiano. La città che ha dato i natali ai Club Dogo, a Marracash, a Gué Pequeno, continua a sfornare talenti, a essere il punto di riferimento per chiunque voglia fare rap in Italia.

Il brano è un atto d’amore verso la città, verso la scena, verso una tradizione che viene onorata e rinnovata. È la prova che il rap italiano non è un fenomeno effimero o una moda passeggera, ma una cultura radicata che si tramanda di generazione in generazione, evolvendo ma mantenendo la propria identità.

Come dice il ritornello: da Milano a Doha, puro Sinaloa. Dal locale al globale, dalla periferia al mondo, senza mai dimenticare da dove si viene.

Ascolto consigliato: In ordine cronologico dopo aver ascoltato “Puro Bogotà” dei Club Dogo, per apprezzare appieno il dialogo tra le generazioni e l’evoluzione della scena milanese.

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